La liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter L. 3/2012 in assenza di beni mobili o immobili da liquidare

La liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter L. 3/2012 in assenza di beni mobili o immobili da liquidare

Sentiamo spesso parlare della Legge n. 3/2012 sulla procedura da sovraindebitamento, detta anche “legge salva suicidi”, cui possono accedere soggetti quali professionisti, persone fisiche consumatori e piccole medie imprese non soggette alla legge fallimentare.

Il fine ultimo della legge in discorso è il superamento dello stato di perdurante ed insanabile squilibrio tra i complessivi debiti gravanti sul sovraindebitato ed il patrimonio disponibile per farvi fronte, per il tramite di tre distinte procedure:

  1. Il piano del consumatore, cui può accedere la sola persona fisica per debiti contratti al di fuori dell’attività professionale eventualmente svolta;
  2. L’accordo con i creditori, riservato ai soggetti che svolgono un’attività di impresa e che non raggiungono i limiti dimensionali previsti dalla legge fallimentare;
  3. La liquidazione del patrimonio ex 14 ter, dove il debitore sovraindebitato mette a disposizione dei creditori tutti i suoi beni presenti e sopravvenuti nell’arco dei quattro anni di durata della procedura, ottenendo in tal modo l’esdebitazione ex art. 14 terdecies.

Soffermandoci in particolare sulla procedura di liquidazione, si richiama l’attenzione su una recente ed attenta – ma anche condivisibile - lettura dell’art. 14 ter, secondo la quale il ricorso alla procedura in argomento è ammissibile anche nel caso in cui nel patrimonio del debitore non esistano beni mobili o immobili da liquidare e quest’ultimo possa contare solo sul proprio stipendio o sulle entrate della sua attività professionale.  

Tale assunto trae origine dalle seguenti considerazioni.

In primo luogo, posto che la dichiarazione di fallimento non è preclusa in caso di assenza di beni in capo al soggetto fallito, deve ritenersi, per analogia, che la liquidazione del patrimonio possa ritenersi percorribile anche per il soggetto sovraindebitato privo di beni mobili o immobili.  Tanto si evince dallo stesso tenore dell’art. 14 ter L. 3/2012, il quale indica espressamente quali sono i beni esclusi dalla procedura di liquidazione, senza fare menzione dello stipendio del debitore sovraindebitato. Al contempo, l’art. 14 quinques lettera d) prevede che il Giudice ordina la trascrizione del decreto di apertura della liquidazione dei beni, solo ove tale procedura abbia ad oggetto beni immobili o mobili registrati, da cui deriva che, laddove il patrimonio non abbia ad oggetto tali beni, la procedura resta comunque ammissibile e non occorre procedere a trascrizione alcuna.  Da ultimo, nei casi in cui sia sopraggiunto l’annullamento di un precedente accordo con i creditori oppure la cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore, l’art. 14 quater prevede la possibilità di convertire le due relative procedure in una procedura di liquidazione del patrimonio e, poiché nelle prime è possibile la cessione di parte dello stipendio, deve ritenersi ammissibile, sempre per analogia, l’accesso diretto alla liquidazione con messa a disposizione a favore dei creditori di parte dei crediti futuri derivanti dallo stipendio.

Sono questi i principi cardine espressi dalla recente giurisprudenza di merito cui stanno aderendo la maggior parte dei Tribunali, alla luce dei quali il debitore sovraindebitato ottiene una possibilità in più per superare lo stato crisi in cui versa (fra tutte: Tribunale Verona, 21 Dicembre 2018. Tribunale Matera, 24 Luglio 2019).  

Tanto appare di notevole interesse soprattutto per quei soggetti che hanno già subito un pignoramento immobiliare e che, ciononostante, per via dei notevoli costi della procedura esecutiva e dei noti ribassi che si verificano nelle vendite tramite asta giudiziaria, restano comunque debitori di un consistente debito residuo, in tal modo continuando a versare in una difficile situazione debitoria; ma soprattutto per coloro che non possono contare nemmeno su di un modesto patrimonio immobiliare da liquidare a favore dei creditori per superare lo stato di crisi, potendo fare affidamento solo su redditi da lavoro, professionali o comunque crediti futuri.

Impedire l’accesso alla procedura di liquidazione ai suddetti soggetti sarebbe, difatti, del tutto contrario alla ratio ispiratrice della Legge 3/2012, che mira al recupero di una tranquillità economica e di una vita dignitosa, ponendo rimedio a tutte quelle situazioni di insanabile stato di crisi cui un soggetto può – incolpevolmente - incorrere, secondo quelle che sono le sue reali possibilità.

                                                                                                                      Avv. Elio Cerella