La lettera di contestazione disciplinare consegnata “a mano” va letta al lavoratore

La lettera di contestazione disciplinare consegnata “a mano” va letta al lavoratore

La Corte di Cassazione con Sentenza n. 7306 depositata il 14 marzo 2019 ha affermato che, in caso di consegna “a mano” della busta chiusa contenente una lettera con l’adozione di un provvedimento disciplinare, in caso di rifiuto del lavoratore a riceverla, non si perfeziona l’avvenuta cognizione da parte di quest’ultimo, a meno che un delegato dell’azienda non ne legga (o non tenti di leggerne) il contenuto.
In tal caso, infatti, il lavoratore non è posto in condizione di conoscere quale sia l’oggetto della comunicazione, circostanza che determina il mancato perfezionamento della notifica manuale.
Nel caso di specie, l’azienda aveva tentato di consegnare al lavoratore un provvedimento disciplinare, ma quest’ultimo aveva rifiutato di ricevere l’atto. Il datore aveva poi applicato il provvedimento contenuto nella lettera, ma il lavoratore ne aveva ottenuto l’annullamento da parte della Corte d’Appello, in quanto lo stesso non era stato consegnato in modo regolare (era stata inviata anche una raccomandata da parte del datore, ma questa era arrivata dopo l’applicazione della sanzione disciplinare).
Pertanto, l’eventuale consegna a mano di un atto, che sia una contestazione disciplinare o una lettera di licenziamento, deve essere sempre accompagnata dal tentativo di lettura del contenuto e, in caso di esito negativo, da un’informativa seppur sommaria al lavoratore. Inoltre, non è sempre utile inviare con raccomandata un atto già consegnato a mano: si può fare, ma bisogna precisare che l’altro tentativo non si è concluso a causa del rifiuto illegittimo del lavoratore.

Avv. Paolo Catalano
Studio Legale Integrato