Privacy ai tempi del Coronavirus

Privacy ai tempi del Coronavirus

Nuovi interrogativi in tema di protezione di dati personali si pongono a seguito della pandemia mondiale.

In questo momento di estrema difficoltà, in cui versa sostanzialmente gran parte del pianeta, in Italia ed in Europa si pongono nuovi interrogativi in capo ai governi nazionali, i quali sono chiamati a fronteggiare questo nemico invisibile, anche ricorrendo, o pensando di ricorrervi, alle nuove tecnologie e a strumenti di controllo massivo della popolazione.

Difatti la salvaguardia della tutela della salute dei cittadini, in un frangente come questo, in cui tale bene primario è posto in gravissimo pericolo, si pone come assoluto diritto meritevole di tutela, anche qualora dovesse comprimere, anche vistosamente, altri principi di estrema rilevanza sanciti dalla nostra carta costituzionale.

In questa direzione sono andati infatti i numerosi Decreti promulgati nell’ultimo mese e mezzo, che gradualmente e in modo anche talvolta disordinato, hanno limitato alcuni diritti dei cittadini, proprio in ragione del prevalente diritto alla salute: si pensi, ad esempio, alle limitazioni relative alla libertà personale o alle limitazioni relative al libero esercizio d’impresa. Diritti, che appunto, essendo sotto-ordinati rispetto alla salute pubblica, sono stati in qualche modo compressi.

Ora è di strettissima attualità il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie al fine di verificare, tramite i sistemi di localizzazione dei telefoni cellulari, gli spostamenti dei cittadini, ottenendo così un più stringente controllo del rispetto dei decreti tesi a limitare al minimo gli spostamenti non necessari dei cittadini. Tale argomento è salito agli onori delle cronache proprio in questi giorni, in quanto l’epidemia in Italia ha raggiunto un livello decisamente preoccupante, che ha costretto il Governo a prendere provvedimenti limitativi mai visti nel nostro Paese. 

Dalla precedente considerazione si pongono appunto alcuni quesiti, soprattutto in ordine ai rapporti che vi possono essere tra una scelta di controllo di massa dei cittadini italiani e la vigente disciplina in materia di Privacy: in tal caso difatti il diritto alla riservatezza dei cittadini risulterebbe subire una vistosissima limitazione, e vi sono già alcuni commentatori che si dichiarano contrari, sottolineando il fatto che le compressioni dei diritti fondamentali non devono essere tali da pareggiare quelle che avvengono in Paesi in cui vi è un regime non democratico.

Sul punto è intervenuto il Garante Italiano, con una posizione “mediana” che riteniamo assolutamente condivisibile, qualora appunto il Governo ritenga di utilizzare appunto tali strumenti di controllo così invasivi nella guerra al Virus. Il Presidente Soro ritiene infatti che sia comprensibile che in momenti emergenziali sia lecito rinunciare a qualche libertà, come in effetti vi stiamo già rinunciando. Pertanto egli ritiene che il punto non sia relativo al se rinunciare o meno, ma come “bilanciare le limitazioni con un altro fondamentale diritto individuale e collettivo: il diritto alla salute”.

In sostanza, il Garante ritiene che sia importante tenere a mente il principio di limitazione del trattamento e orientare le scelte secondo un criterio di gradualità: quindi qualora il tema sia quello del monitoraggio dell’intera popolazione italiana mediante la geolocalizzazione, sarebbe, in primo luogo, scegliere se raccogliere dati anonimi, che quindi non corrispondono ad un soggetto identificandolo, o se invece si scelga di trattare dati identificativi.

In questo secondo caso, quello che rappresenta maggior profili di rischio per gli interessati, e chiaramente una più vistosa limitazione del proprio diritto alla riservatezza, il trattamento dovrà essere limitato sia qualitativamente che quantitativamente allo stretto necessario, definendo già con estremo rigore il periodo di conservazione dei dati, nonché prevedendo adeguate garanzie ed imponenti e rigorosissime misure di sicurezza a protezione dei dati stessi.

In conclusione quindi, è condivisibile la tesi del Garante, il quale afferma che, in tempi di emergenza sia giusto e accettabile subire alcune limitazione ai diritti fondamentali, ma tali limitazioni devono essere assolutamente conformi ai principi generali del nostro ordinamento, e devono essere strettamente limitate al raggiungimento dell’obiettivo.